La scelta del luogo del parto

Scegliere dove partorire non è un fatto scontato: il luogo del parto rappresenta infatti la cornice di questo evento così importante e indimenticabile ed è in grado di condizionarne gli esiti in maniera più o meno positiva a seconda dell’esperienza vissuta.

Spesso ci si reca presso una determinata struttura ad occhi chiusi, perché “è vicino casa”, “ci lavora il mio ginecologo o la mia ostetrica”, “la mia amica si è trovata bene”, “mi fanno l’epidurale” e via discorrendo. Probabilmente si impiega più tempo e animo a scegliere il primo vestitino o la cameretta del bambino piuttosto che il luogo del parto, sottovalutando così la grande importanza che questo riveste in relazione agli esiti e alla soddisfazione del proprio parto.

In Italia è possibile scegliere il parto ospedaliero (strutture pubbliche o private) o extraospedaliero (parto in casa o casa maternità). La scelta dovrebbe essere orientata dal proprio modo di concepire il percorso nascita, quindi considerando le proprie inclinazioni, desideri ed aspettative, ma deve essere personalissima: non è indicato rivolgersi presso una determinata struttura perché l’amica o la parente si sono trovate bene, o ancora, come spesso accade, perchè ci lavora il proprio ginecologo (contrariamente al pensiero comune, infatti, non sarà lui ad assistere il vostro parto, ma l’ostetrica di turno!). Ogni coppia dovrebbe quindi vivere l’esperienza del parto in maniera congeniale ai propri bisogni: chi necessita di un’assistenza di tipo medico e intensiva sceglierà una struttura ospedaliera, chi ha avuto una gravidanza fisiologica e predilige un parto naturale e il rispetto dei tempi fisiologici può scegliere il parto in casa o in casa maternità.

Le motivazioni alla base della scelta finale possono essere molteplici, ma quella principale dovrebbe essere legata alla gestione del travaglio e del parto e alle cure del neonato. Alcuni ospedali, per esempio, non ammettono la presenza del partner o di una persona di fiducia durante il travaglio e in sala parto, non consentono di alimentarsi durante il travaglio, non permettono che venga scelta liberamente la posizione per partorire e prevedono la somministrazione di farmaci di routine. Altri assicurano la presenza di un’unica ostetrica che segue l’intero travaglio e il parto (assistenza one to one), l’uso di tecniche di analgesia naturale come la cromoterapia o la musicoterapia, la possibilità del parto in acqua ma non l’epidurale e così via.

E’ importante considerare anche i protocolli di gestione neonatale: se alcune strutture permettono l’immediata interazione madre-bambino, favorendo così un bonding precoce e la possibilità di allattare immediatamente al seno, altre prevedono la separazione immediata del bambino finalizzata ad effettuare i primi controlli di routine e le prime misure igieniche e, in seguito, la permanenza nel reparto di neonatologia per osservazione per un periodo di alcune ore; altre ancora non consentono il “rooming in” (bambino con la mamma 24h su 24), ma prevedono la permanenza dei bambini nelle nursery.

Chi propende per il parto in casa deve invece assicurarsi che l’ospedale più vicino non disti più di 30 minuti; la gestione del travaglio, del parto e del nuovo nato sarà accordata con l’ostetrica prescelta, che solitamente accoglie i desideri dei genitori, conosciuti già durante le visite prenatali (in cui vengono poste le basi per un rapporto di completa fiducia), per un parto in totale sicurezza, completamente “su misura” e un’assistenza basata sulla continuità. La casa maternità è invece una struttura (solitamente localizzata nelle adiacenze di un ospedale) che accoglie la coppia in un ambiente protetto, arredato come una normale casa e appositamente strutturato per assistere gravidanza, travaglio, parto e post parto, in cui ci si possa sentire a proprio agio con la costante cura di un team di ostetriche che accolgono la famiglia e garantiscono un’assistenza personalizzata e sicura.

La scelta del luogo del parto non dovrebbe quindi essere casuale o scontata: può essere utile visitare di persona le strutture in ipotesi così da vedere da vicino il tipo di assistenza erogata e magari parlare con il personale medico e sanitario circa le modalità di gestione e organizzazione ospedaliere. E’ preferibile informarsi sui protocolli in uso in quella determinata struttura e verificare che siano conformi alle proprie aspettative; questo incontro potrebbe essere inoltre il momento giusto per verificare che la struttura accetti un piano del parto (un documento che rappresenta i desideri e le esigenze della mamma e della coppia al momento del travaglio, parto e post parto, una lista che comprende ciò che si vuole venga fatto/evitato durante i giorni di degenza ospedaliera), esprimere i propri desideri e fare domande che possano chiarire eventuali dubbi e orientare la scelta finale.

Quante donne ritengono di aver potuto vivere una migliore esperienza se avessero scelto un luogo diverso?E quante invece sono soddisfatte perché hanno fatto una scelta consapevole?Ecco alcune esperienze reali:

M. “ Ho partorito nella struttura in cui lavora il mio ginecologo, una struttura di terzo livello. Non ho ritenuto importante informarmi sulle modalità di assistenza e i protocolli della struttura, per me l’importante era che ci fosse il medico che mi aveva seguito e che era una persona fidata e che ci fosse il reparto di terapia intensiva neonatale nel caso in cui il bimbo avesse avuto problemi. Ma il mio bambino ha deciso di nascere di notte e il mio ginecologo non è potuto esserci e purtroppo nemmeno mio marito, costretto ad aspettare fuori dalla porta della sala parto perché non era consentito l’ingresso dei parenti. Ho partorito alle 03.15 un bambino bellissimo e sanissimo che però è stato subito portato via al nido per i controlli di routine e mi è stato riconsegnato in tarda mattinata. Se tornassi indietro probabilmente farei una scelta diversa, preferendo una struttura in cui sia consentito l’ingresso dei parenti (avrei avuto un grande bisogno del supporto di mio marito)e che lasciassero i bambini subito ai loro genitori. Sento di aver perso attimi importanti delle primissime ore di vita del mio bambino e avrei voluto evitarlo…”

P. “Mi ritengo fortunata perché il mio parto è stato bellissimo e devo dire anche abbastanza rapido, grazie anche alla costante presenza dell’ostetrica e del mio compagno. Ho potuto muovermi come preferivo perché nella struttura dove ho partorito non è previsto nelle gravidanze a basso rischio il monitoraggio continuo ma a intervalli regolari l’ostetrica rilevava il battito per qualche minuto. In realtà avrei preferito l’epidurale perché il dolore del parto mi terrorizzava ma in questa struttura non è prevista gratuitamente e 24 h su 24, ma grazie al conforto di chi mi è stato vicino e ai massaggi sono riuscita a sopportare il dolore e a far nascere la mia bambina. Una fatica immane ma che soddisfazione!”

A. “Il mio parto non è stato proprio come lo immaginavo, ma va bene così. Purtroppo ho avuto problemi di ipertensione in gravidanza e ho dovuto affidarmi ad un medico che potesse seguirmi in maniera competente, anche se sapevo che questo avrebbe avuto delle ripercussioni sul mio parto (desideravo un parto in casa) e che avrei dovuto partorire in una struttura ospedaliera con un efficiente reparto di neonatologia. Fortunatamente sia per me che per il bambino è andato tutto bene, la cosa più importante era la salvaguardia della nostra salute, ma avrei tanto preferito un parto naturale, non medicalizzato e riservato. Magari la prossima volta…”

F. “Avevo deciso di recarmi in ospedale perché avevo contrazioni frequenti e dolorosissime, ma quando sono arrivata al pronto soccorso mi hanno fatto il tracciato e le contrazioni non c’erano più! Però alla visita risultavo già di 3 cm così mi hanno ricoverato. Mi hanno portato in una stanza con altre donne che travagliavano e io morivo di paura! Dopo un paio di ore mi hanno rivisitato e la dilatazione non era andata avanti. Ma io morivo di dolori! E l’ansia saliva, anche perché ero sola e non facevano entrare mia madre. Avevo già fatto la visita anestesiologica ed ero convinta di fare l’epidurale, ma i medici mi hanno detto che era meglio aspettare che il collo si dilatasse ancora un po’. Ho potuto farla solo dopo altre due ore, ma ero così stremata che subito dopo mi sono addormentata. Ho potuto riposare un po’ e tranquillizzarmi, allontanando l’ansia, così dopo qualche ora con grande sorpresa ero già a dilatazione completa!Ma la testa doveva ancora scendere per questo ho dovuto spingere un po’ di più anche se era difficile perché ero stesa sul lettino a pancia in su e sentivo girare la testa. Ho dovuto anche subire il taglietto che dopo mi ha fatto molto male ma l’ostetrica mi ha detto che viene fatto a tutte le donne al primo figlio (in realtà questa non è un’ indicazione all’esecuzione dell’episiotomia, anzi la pratica routinaria di questo intervento è scoraggiata,ndr), ma sono contenta così! E poi stringere tra le braccia il mio bambino è stata la soddisfazione più grande!"

Sentire le esperienze delle donne che ci sono già passate può essere buon modo per informarsi sulle caratteristiche di una certa struttura e farsi un’idea generale, anche se l’opinione è pur sempre modellata in base all’esperienza vissuta, che è personale e legata alle emozioni più profonde di quel momento.

La scelta del luogo del parto è quindi un punto focale su cui riflettere in gravidanza, durante la quale informarsi, meditare e prendere le proprie decisioni è come raccogliere i pezzi di un puzzle tutto da comporre, che, una volta concluso, raffigurerà la bella immagine della nascita di una nuova vita.

Daniela Santoro

Si ringraziano le donne che hanno apportato la loro esperienza.
Se vuoi, commenta questo articolo e racconta: com'è stata la tua esperienza di parto?

 

 

Immagine dal sito mamanpapillon.fr

Ritratto di Daniela Santoro

Posted by Daniela Santoro

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