I legami familiari

Boszormenyi-Nagy nell’analizzare il concetto di sistema di lealtà sostiene che in esso si assommano e si compenetrano gli obblighi ed i meriti reciproci dei membri costituenti la famiglia. Tali meriti e obblighi presentano anche una struttura gerarchica.

Le famiglie hanno le proprie norme - proseguono gli autori - sotto forma di aspettative condivise e non scritte. L’osservanza dei bambini più piccoli è fatta rispettare da misure disciplinari. I più grandi e gli adulti vi si attengono osservando gli impegni di lealtà ormai interiorizzati.  

La componente dell’obbligo nelle sue forme è cruciale per comprendere il funzionamento familiare: gli obblighi nei confronti delle generazioni più giovani, l’obbligo dei figli nei confronti dei genitori, l’obbligo dei figli adulti nei confronti della generazione anziana.

Grazie ai legami con la famiglia sono trasmesse aspettative e bisogni che, pur avendo la loro origine all’interno delle singole relazioni, cercano una risposta anche in rapporti assai lontani da quello di partenza.

Facendo riferimento alla storia dei legami familiari, a ciò che in passato è stato scambiato o meno tra le generazioni, a parer mio, può essere compreso il concetto di lealtà familiare.

Ivan Boszormenyi-Nagy sostiene che ogni famiglia non finisce in se stessa, perché dietro il padre e la madre, c’è un lascito dalle rispettive famiglie di origine, verso cui è mantenuta una forma di devozione.  Una famiglia, quindi, è sempre popolata da molte più persone di quante possano essere fisicamente presenti in quel momento. Tutto questo mi fa pensare a “il letto a sei piazze” di R. de Bernart e B. Buralli.

Compito del terapeuta, dice Boszormenyi-Nagy, è quello di cogliere il significato degli impegni di lealtà. La maggior parte delle volte, la lealtà è invisibile e agisce sulle relazioni con il coniuge, la famiglia acquisita, addirittura con i bambini.  

Il terapeuta deve essere prima di tutto empatico, prestare attenzione non solo agli scambi interattivi, ma anche alla "visione del mondo" portata dalla famiglia e dai singoli membri.
Per visione del mondo intendo ciò che emerge da premesse d’idee, fantasie, valori, emozioni, affetti che, evidentemente, hanno un peso sostanziale nella costruzione della storia di ogni famiglia. Il tentativo è cercare di creare una rete di relazioni per avere una visione più chiara delle connessioni e delle problematiche “profonde”. Infatti, gli autori sostengono che l’effetto principale del trattamento relazionale, o familiare, consiste non solo nell’amplificazione, ma nell’escalation del coinvolgimento terapeutico.

Accanto alla dimensione relazionale è importante conoscere la storia familiare, le influenze che le generazioni precedenti hanno su quelle successive, e le influenze che le fasi precedenti del ciclo familiare hanno su quelle seguenti.

È all’interno di questa storia familiare che si possono evidenziare gli impegni di lealtà che legano i membri della famiglia tra di loro, scoprire ciò che è sedimentato in norme, valori, modelli e che rappresentano l’eredità, positiva o vincolante, con cui i componenti della famiglia si devono confrontare.

La lealtà familiare da un lato svolge un'azione di protezione per i membri della famiglia, dall'altro lato, può rappresentare un ostacolo alla piena realizzazione di sé. In questo caso, può dettare i limiti alla felicità e alla realizzazione di un membro di una famiglia poiché questa persona non potrà, per lealtà, godere a pieno della propria vita, nel momento in cui nel sistema di origine, ci sia stata sofferenza e insoddisfazione.                                                                                  

L’adolescente nel suo processo di separazione-individuazione metterà in discussione i modelli di funzionamento familiare, i valori, gli ideali e le credenze di tutta la famiglia. La famiglia dell’adolescente (specie i genitori) è messa di fronte al compito non semplice di conciliare la propria tendenza al mantenimento dell’unione familiare con una nuova e a volte anche intensa sollecitazione del figlio, che vuole trasmettere nuovi punti di vista e nuove forme di relazione. Baldascini descrive l’adolescente come soggetto in movimento dinamico tra mondo esterno(sistema familiare, sistema dei pari e sistema degli adulti) e mondo interno ( sistemi intrapsichici: motorio-istintivo, emotivo e cognitivo).

Secondo l’autore il compito fondamentale è di utilizzare le risorse che scaturiscono dai diversi sistemi di riferimento ai fini di uno sviluppo armonico, che quindi ci sia una mobilità intersistemica, poiché questi contesti esterni alimentano la crescita dei mondi interni di un individuo: la famiglia alimenta la parte emotiva; il gruppo dei pari quella motoria istintuale e gli adulti la parte cognitiva.                                                                                                                                   

Nella patologia e nel disagio, di contro, sembra essere implicato particolarmente uno solo di questi sistemi, con conseguente dipendenza ed “immobilità” nelle sue maglie relazionali (Baldascini).

La “salute” è dunque mobilità, crescita, evoluzione; la “malattia” è riduzione, dipendenza, oppressione (fisica o psichica).                                                                                                                                 

In conclusione si può quindi dire che la famiglia deve raggiungere un equilibrio tra due compiti opposti: da un lato favorire il cambiamento e l’indipendenza emotiva (quindi “separarsi” dall’adolescente e dunque un po’ “dividersi”) ma dall’altro restare unita per poter essere una “base sicura” (Bowlby, 1988) proprio per il ragazzo, soprattutto nei momenti di difficoltà.                                                                                                                                           

Contrariamente da P.H. Wolff,  ritengo che le ricerche ed i risultati derivanti dagli studi effettuati attraverso l'Infant Observation non siano del tutto irrilevanti per la psicoanalisi.                                                                                                                      La ricerca in campo evolutivo nei suoi due importanti filoni: l'Infant Research e la Teoria dell'attaccamento, hanno evidenziato impensabili competenze del bambino fin dalle sue prime ore di vita e hanno dimostrato che lo sviluppo mentale del bambino non può che compiersi all'interno delle relazioni per lui più significative.                                                                                                                            

La qualità della relazione influenza la formazione della nostra identità e individualità, è alla base di tutte le principali sfere del nostro vivere sociale.

Lo stile personale con cui i genitori entrano in relazione con i figli, gioca un ruolo decisivo, soprattutto durante tutto il periodo dell'età evolutiva.

Baldascini sostiene che il sistema familiare è il vero “ crogiolo” della vita emotiva dell’individuo- continua dicendo- che nel crogiolo familiare i componenti alchemici principali sono le emozioni.  Palacio Espasa condivide con Stern che il bambino non prende l’immagine della madre, bensì le sue modalità interattive.

Le diverse forme interattive tra genitori e figli, sono una parte essenziale della personalità̀ di ogni adulto.

Spesso rimaniamo attaccati per tutta la vita a sentimenti e comportamenti che, di fatto, non sono i nostri. Questi legami d’irretimento possono influenzare in modo invisibile una persona o addirittura dominarla, fedeli ai genitori, alla fine, siamo costretti a ripetere perché non obbedire a questo copione significherebbe perpetrare un tradimento alla memoria familiare invisibile.

 

 

Ritratto di Teresa Barbagli

Posted by Teresa Barbagli

E’ insegnante, Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva, Mediatrice familiare, Counselor e Formatrice Relazionale. In seguito alla qualifica di TNPEE si è specializzata in Counseling e Relazioni Interpersonali, presso la Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi diSiena. E’ mediatore familiare sistemico- relazionale associato all’AIMS.
Iscritta al M.I.R. (Movimento Internazionale della Riconciliazione) e al Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini collabora da anni alla progettazione di percorsi di crescita individuali e collettivi di educazione alla pace e alla nonviolenza.
A mano a mano che andavo avanti nella mia professione d’insegnante,
sentivo che la relazione educativa è una tipologia particolare di relazione
d'aiuto che presuppone un impegno a prendersi cura della formazione e
della crescita degli studenti ma anche alla crescita di determinate qualità
umane e personali (competenze “soft skills”), elementi fondamentali del
lavoro del docente. Proprio per questo motivo decisi di dare un nuovo
contributo alla mia appagante vita lavorativa scegliendo di proseguire i
miei studi nell'ambito delle relazioni interpersonali iscrivendomi al corso
di perfezionamento in: “Comunicazione e Relazioni Interpersonali, e in
seguito al Master in “Counseling e Relazioni Interpersonali”
dell’Università degli Studi di Siena. Convinta che la relazione tra
insegnanti e genitori è espressione di condivisione e di corresponsabilità
educativa ho proseguito i miei studi conseguendo il diploma di
specializzazione post-laurea in Mediazione Familiare presso
l’Istituto di Terapia Familiare di Firenze. La specializzazione in
Mediazione Familiare Sistemica mi ha fornito nuovi strumenti per
accogliere e comprendere al meglio le dinamiche relazionali tra figli e
genitori.
 
Oggi si occupa in qualità di insegnante, counselor formatrice relazionale e mediatrice familiare di progettazione e formazione alle competenze comunicativo-emotivo- relazionale nella gestione dei conflitti e delle problematiche relazionali nei contesti educativi e formativi.
 
Dott.ssa Teresa Barbagli
Arezzo 15 febbraio 1958
teresa.barbagli@fastwebnet.it

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